Siena

SIENA: L'ARTIGIANATO, I SUOI VICOLI CURIOSI

 


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Siena ed i suoi dintorni sono una vera “riserva” per l’arte e l’artigianato. Passeggiando per le vie della città si trovano antiche botteghe dove tessitrici, ceramisti, fabbri, pellettieri, scultori lavorano con la passione e la maestria di una volta, usando tecniche tramandate da generazioni. Secondo documenti conservati negli archivi storici, nel 1098 si era già formata una corporazione di artigiani che lavoravano la terracotta, e nel Trecento a Siena era ormai fiorente il mercato degli oggetti in cotto e maiolica. Ancora oggi gli artigiani producono brocche, portavasi, lumi, portacenere decorati con colori caldi e dorati delle colline senesi oppure dipinti con i colori della città: bianco e nero. L’artigianato è in parte legato al Palio, la grande festa, che i senesi celebrano non solo il 2 luglio ed il 16 agosto, ma tutto l’anno. Infatti tradizionali sono le Campane di Santa Lucia: scacciaguai in terra cotta dipinta a mano con i colori delle contrade, donate ai bambini per allontanare da loro i demoni dell’inverno. Mentre i Barberi sono un antico gioco per il quale si usano palline dipinte con i colori delle contrade. Il Palio vive anche nella maestria con la quale le donne ricamano e restaurano le bandiere. E’ consuetudine, infatti che, durante l’anno, ragazze e anziane signore si riuniscano nella propria contrada per risistemare le vecchie bandiere e in alcuni laboratori della città è possibile acquistarne ricamate in seta, piccoli capolavori di grande valore artistico, simboli della festa. Il ricamo storico artistico si trova in alcuni atelier che propongono lumi, arazzi, cuscini con disegni che nascono da attente ricerche storiche su biccherne (copertine di registri medievali), codici miniati, affreschi, pitture rinascimentali. Anche il marmo giallo, risorsa del sottosuolo senese, pregiato e fragile, viene lavorato da pochi artigiani di grande maestria. Da visitare anche i laboratori tessili dove lane e colori naturali sono tessute a telaio come cinquecento anni fa e la bottega del fabbro dove il ferro battuto si lavora con tecniche e strumenti antichi. Il rame viene invece lavorato mediante lo sbalzo con i bulini (piccoli scalpelli di acciaio); molto richiesti sono gli stemmi delle contrade in rilievo e numerosi sono i laboratori dove abili orafi sbalzano e cesellano oro e argento. Ci sono inoltre le botteghe d’arte con pittori capaci di riprodurre dipinti di famosi artisti senesi vissuti tra il 1200 e il 1500 con tecniche originali, come quella a tempera al tuorlo d’uovo su tavole antiche con sfondo a foglia d’oro zecchino che viene realizzata così come Cennino Cennini la descrive nel suo “Libro dell’arte” del 1350. Mantenere in vita questi antichi mestieri oggi non è facile e solo coloro che amano Siena, le sue tradizioni e la sua arte riescono a cogliere questa sfida con successo.

VIA DELLA SAPIENZA

Deve il suo nome allo Studium Senese fondato nel 1392 ovvero l’antica Università. Il luogo ora ospita le ricche collezioni della Biblioteca degli Intronati e dal 1810 è stato adibito a Biblioteca Comunale con una raccolta unica di incunaboli, cinquecentine e ambienti di grande fascino come il vicolo coperto medioevale nella parte posteriore e il salone d’ingresso. Sono possibili visite su prenotazione.

PALAZZO DEI ROZZI

Prende il nome dalla Congrega dei Rozzi nata nel 1531, che qui aveva la sua sede. L’insegna di questa Accademia era un albero di sughero ricoperto di “rozza scorsa”, con quattro rami intrecciati a indicare le quattro stagioni dell’anno ed il motto: “chi qui soggiorna acquista quello che perde”, con il quale volevano dire che chi diventava Rozzo perdeva la rozzezza. Nel 1727 i Rozzi, ritennero indecorosa la sede posta in Via Beccheria ed acquistarono nuove stanze. Ancora oggi, dopo le eleganti trasformazioni della prima metà di questo secolo, l’Accademia è luogo di ritrovo dei soci che qui organizzano feste e conferenze. Il teatro dei Rozzi, situato nell’omonimo palazzo, è utilizzato per spettacoli ed eventi.

IL CASTELLARE

Questa casa torre, la meglio conservata tra quelle che esistono a Siena, apparteneva alla nobile famiglia degli Ugurgieri, è in Via Castellare nei pressi della Chiesa di San Vigilio. In origine i Castellari erano formati da un recinto in legno o in pietra, di cui facevano parte una o più torri e riproponeva il sistema del castello feudale con la torre, la residenza signorile, i fondachi o magazzini e le case per la servitù.

VICOLO DEGLI ORBACHI

La campagna è sempre stata un tutt’uno con la città, e camminare in questo vicolo permette di capire come oggi lo sia ancora. Siamo nel centro della città, eppure qui ci sono veri e propri orti dove ancora si coltiva frutta e verdura. Il nome della via, si trova già nei documenti del 1370 e deriva dagli alberi di alloro che erano negli orti ricavati a balze nella strada in pendenza. In dialetto la parola “orbaco” significa infatti alloro.

VIA DEGLI ORTI

Fino al XIII secolo fu chiamata Costa degli asini o delle bestie. Sembra che in passato, bestie da soma, pecore, suini, polli e conigli, fossero custoditi negli orti e nelle stalle delle case. Gli orti in origine erano molto più vasti di oggi, tanto da caratterizzare questa strada e darle il nome.

VIA DEL COMUNE

E’ la più pittoresca e tipica strada del rione per le piccole case addossate le une sulle altre ai lati della ripida discesa che arriva fino a Pian d’Ovile. Camminando è facile udire, come avveniva un tempo, anziane massaie parlare tra loro da una finestra all’altra. Il nome della via è antico: la sua origine si deve alle umili casette a gradinate, appoggiate alle mura del XIII secolo, costruite sulla carbonaia comunale che era un sistema di difesa militare. Era costituita da ampi fossati nei quali venivano riposte cataste di legna a cui davano fuoco per impedire ai nemici che attaccavano la città di salire sui bastioni. Le case sono state costruite solo dopo la costruzione delle nuove mura che hanno racchiuso le carbonaie dentro la città rendendole inutili per la difesa.

VICOLO DEL LAVATOIO

E’ una stretta via coperta e si trova sulla sinistra scendendo Via di Vallerozzi. Fu chiamata così perché serviva agli abitanti della parte alta di Via Vallerozzi come passaggio per accedere alla Fonte Nuova d’Ovile, in stile gotico risalente al 1298, fungeva da pubblico lavatoio e abbeveratoio. Pur essendo fuori dai percorsi turistici più noti vale la pena di scendere ad ammirarla, di fronte alla fonte c’è una tranquilla piazzetta dove è piacevole fare una breve sosta.

Curiosità:

Molte città hanno storie di spirito fantasmi ed anche Siena ha la sua. In Via delle Cerchia, che si attesta sulle mura del XII – XIII secolo, nella casa al n. 50 è murata una testa in marmo che rappresenta il pittore Giacomo del Sodoma, detto Giomo, che nella fantasia popolare era indicato come il fantasma dell’orto botanico. Riportato perfino in una enciclopedia di misteri italiani, con le sue apparizioni turbò la Siena dell’inizio del ‘900.



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